Titanus
Informazioni storiche

Storia

Gustavo Lombardo, il fondatore Era niente più che un ragazzo quello studente universitario che nella Napoli del 1904 rinunciò a diventare avvocato per dar vita a un'impresa che si sarebbe affermata nel tempo come la più grande, e forse la più celebrata, casa cinematografica italiana: la Titanus, appunto. Gustavo Lombardo non aveva ancora vent'anni - era nato nel 1885 - e il cinema si chiamava ancora cinematografo (la prima proiezione pubblica dei fratelli Lumière era avvenuta a Parigi, al Salon Indien del Boulevard des Capucines, il 28 dicembre 1895). Ma l'intuizione circa le straordinarie potenzialità del nuovo mezzo espressivo aveva spinto quel ragazzo a scegliere senza esitazione tra le pandette e le pellicole, a traslocare dalle aule severe della facoltà di giurisprudenza ai primi studios, ancora freschi di vernice, della "settima arte".

Ritratto L'incontro con Leda Gys fece il resto. Avvenne qualche anno dopo, quando la giovanissima attrice (nata a Napoli   nel 1892, nome di battesimo: Giselda) si stava già costruendo una carriera che avrebbe fatto di lei la più richiesta interprete del cinema muto italiano, dominato fino a quel momento da dive che si chiamavano Francesca Bertini o Lyda Borelli: un cinema di storie brevi, quasi sempre ispirate ai modelli dannunziani che dominavano sui gusti dell'epoca.

Furono decine e decine le pellicole prodotte da Lombardo (e da altre "manifatture cinematografiche", come allora si chiamavano le società di produzione) che   la ebbero applaudita e amatissima protagonista. Ma Gustavo Lombardo la ebbe anche come moglie. E soprattutto come madre di suo figlio Goffredo che, nato a Napoli nel 1920, avrebbe ereditato la Titanus nei primi anni del secondo dopoguerra per farne il marchio di riferimento di centinaia di opere tra le quali spiccano alcuni indimenticabili capolavori della filmografia mondiale della seconda metà del Novecento.

Animato dalla stessa passione di Gustavo e di Leda, Goffredo comincia presto a collezionare i suoi record. Se nel 1920 (anno in cui lo mette al mondo) sua madre riesce a interpretare cinque film   (tra i quali   I figli di nessuno, tratto da un popolare romanzo di Ruggero Rindi), già   nel 1938 lui riesce a portare a casa la sua laurea in legge, discutendo una tesi sul diritto d'autore nell'opera   cinematografica. Centodieci cum laude: ha diciotto anni, è il più giovane laureato d'Italia.

Ma siamo solo gli inizi. Travolta dal più sanguinoso conflitto mondiale che la Storia abbia mai conosciuto, anche l'industria cinematografica italiana è alle corde. E forse vi resterebbe molto a lungo se dagli studi   Titanus della Farnesina, a Roma (dove il "dottor" Goffredo veste la tuta perché     sta imparando il mestiere come operaio addetto alla costruzione delle scene), non uscissero alcuni   film in grado di favorire   il rapidissimo   rilancio di una attività che ormai abbraccia l'intero ciclo produttivo del cinema: dalle riprese, al montaggio, alla distribuzione su scala nazionale, perfino all'esercizio.

Mentre, infatti, in Italia sta nascendo il neorealismo, mentre autori come Rossellini, Visconti, De Sica,   Zavattini firmano opere preziose per la cultura ma poco seguite dal pubblico, Gustavo Lombardo manda sul mercato tre pellicole che battono tutti i record d'incasso stagionali e proiettano la Titanus al vertice delle case di produzione nazionali. Sono storie   molto popolari, si intitolano Catene, Tormento, I figli di nessuno. Sono dirette dal regista Raffaello Matarazzo e interpretate da uno degli attori italiani più applauditi dalle platee   di quegli anni, Amedeo Nazzari, cui si affianca una bruna e prosperosa bellezza mediterranea, Yvonne Sanson.

Per la verità, il terzo di questi tre film (rifacimento di un'opera già interpretata molti anni prima da sua madre) lo seguirà Goffredo che dal 1950 ha preso il posto del padre. E' con lui, cioè con Goffredo, che prende il via la politica della Titanus di utilizzare i successi di cassetta per investire danaro nella ricerca e nella sperimentazione, per dare spazio a nuovi talenti, per portare all'attenzione del pubblico nuove   tematiche di maggior   spessore culturale o sociale (nello stesso anno de I figli di nessuno viene   messo in cantiere anche Roma, ore 11 di Giuseppe De Santis, sceneggiato da Cesare Zavattini sulla   storia vera del crollo di una scala dove un gruppo di aspiranti dattilografe attendeva il proprio turno).

Certo, con Goffredo, le attese delle platee popolari non resteranno deluse. Se suo padre aveva scoperto Totò e lo aveva avviato a diventare un'icona di speciale adorazione nel santuario dello spettacolo nazionale, Goffredo scopre una diciottenne di Portici che si chiama Sofia Scicolone, la ribattezza Sophia Loren, e la   lancia in un sistema di stelle tra le quali la sua   luce ancora splende. Per anni, anzi per decenni, la Titanus di Goffredo Lombardo impegna   schiere di cartellonisti a tappezzare le mura delle città italiane con proposte di   volti e di titoli che accompagneranno le nostre serate (o i nostri pomeriggi) al cinema. Sono storie che ci faranno sorridere, ci faranno sognare, ci faranno riflettere. Forse ci aiuteranno anche a crescere, a riconoscerci, a diventare quel che siamo.

Alcuni di noi non erano neppure   nati quando, con la firma della Titanus, si proiettavano   nelle sale italiane le immagini della Roma di Poveri ma belli. Oppure gli affreschi paesani della trilogia intitolata Pane, amore e qualcosa. Ma altri, molti altri spettatori, con i loro applausi avevano già consegnato alla storia del cinema opere firmate Titanus come Il bidone di Fellini, o I magliari di Francesco Rosi, o Rocco e i suoi fratelli di Visconti (prodotto non a caso da Lombardo nello stesso anno in cui la sua società produceva per il grande pubblico un'opera di pura evasione come Il corazziere interpretato da Rascel).

A registi di mestiere, fossero grandi maestri di cinema o semplici routinier della macchina da presa, Lombardo   alternava sempre più spesso registi giovani e   semisconosciuti. Film come Il posto di Olmi, o La ragazza con la valigia di Zurlini, o I giorni contati di Petri (senza dimenticare Il camorrista dell'esordiente Giuseppe Tornatore, futuro premio Oscar con Nuovo Cinema Paradiso) venivano impostati e proposti da Goffredo facendo appello a una passione - la sua - non meno intensa né meno lucida di quella   che animava produzioni più costose e spettacolari come Le quattro giornate di Napoli di Nanni Loy, o colossal come Sodoma e Gomorra, o capolavori ineguagliabili come Il Gattopardo di Luchino Visconti.

Dal 1963 in poi Goffredo Lombardo si dedica ad un ampio ventaglio di generi di distribuzione e produzione riproponendo - come era consuetudine fare all’epoca di Gustavo - il cinema popolare iniziando con i Musicarelli della Wertmuller con Gianni Morandi e Rita Pavone, i film di De Filippo, Steno, Vanzina, Parenti, Verdone, Tognazzi, Vitti, Celentano, Nuti, Bud Spencer ed alternandoli a titoli impegnati come Casanova di Fellini, il Vangelo secondo Matteo, i film di Lattuada, Pietrangeli, Pasolini, Scola, Olmi, Fellini, Moretti, i film con Sophia Loren e Marcello Mastroianni, l’esordiente Tornatore approdando al genere “thriller” con i film dell’emergente regista Dario Argento, i film di Lamberto Bava, Gianluigi Rondi etc ; tutti questi film sono caratterizzati da colonne sonore indimenticabili, opera di musicisti celeberrimi quali Ennio Morricone, Nino Rota, Carlo Rustichelli e Armando Trovajoli.

Anche nell’ambito della distribuzione di film stranieri la Titanus ha saputo offrire al proprio pubblico film diversissimi per genere come ad esempio “Apocalypse Now”, “C’era una volta in America”, e mettendo in risalto nomi come Henry Fonda, Francis Ford Coppola, Brando.

Oggi la Titanus non è più Goffredo Lombardo ma è Guido Lombardo, suo figlio. Dal nonno, al padre e il figlio sono passati 110 anni. Il paesaggio è diverso. Lo schermo di approdo è diventato quello televisivo. Ma la più celebre   fabbrica italiana di "immagini in movimento" continua a produrre emozioni che entrano ogni sera nelle nostre case con lo stesso rispetto per tutti noi.

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