LE AMICHE

LE AMICHE

Regia di

Michelangelo Antonioni

Anno

1955

Genere

Drammatico

Categoria

Cinema


sinossi

Uno straordinario ritratto al femminile da uno dei padri del cinema moderno

Tratto da Cesare Pavese e scritto dal regista assieme a Suso Cecchi d’Amico e Alba de Céspedes, mostra gli intrighi e le fatuità di un mondo alla deriva e i primi segni del Made in Italy che si espanderà nel mondo intero

Terzo film di Michelangelo Antonioni, tratto dal romanzo breve Tre donne sole di Cesare Pavese (con la sceneggiatura di Suso Cecchi d’Amico e Alba de Céspedes), dispiega già in forma compiuta la modernità stilistica e tematica che faranno del regista uno dei massimi esponenti internazionali del cinema d’autore. Il grande scrittore Italo Calvino mise in luce alla perfezione, in una recensione dell’epoca, i pregi del film: l’attenta osservazione di costume, l’amaro sguardo da cronista della borghesia, lo scarno ritratto di una generazione segnata da acredine e solitudine, nel paesaggio urbano di una Torino livida e tra gli atelier di moda che mostrano i primi passi di quel Made in Italy che tanta fortuna avrà nel mondo. Ogni aspetto del reale, comincia a piegarsi sulla scorta di un analisi della modernità che continua a stupire per lucidità e preveggenza. Probabilmente è il film più adatto per ammirare anche la capacità di Antonioni di dirigere gli attori per farli interpreti della sua personalissima visione: la prova corale, soprattutto femminile, è semplicemente straordinaria.

In una livida Torino, il file segue le vicende intrecciate di quattro donne, tra amori difficoltosi, infedeltà coniugali, noia di vivere, speranze di riscatto attraverso il lavoro, battibecchi, vani desideri di fuga, solitudini e tendenze suicide.

Uno straordinario ritratto al femminile da uno dei padri del cinema moderno

Tratto da Cesare Pavese e scritto dal regista assieme a Suso Cecchi d’Amico e Alba de Céspedes, mostra gli intrighi e le fatuità di un mondo alla deriva e i primi segni del Made in Italy che si espanderà nel mondo intero

Terzo film di Michelangelo Antonioni, tratto dal romanzo breve Tre donne sole di Cesare Pavese (con la sceneggiatura di Suso Cecchi d’Amico e Alba de Céspedes), dispiega già in forma compiuta la modernità stilistica e tematica che faranno del regista uno dei massimi esponenti internazionali del cinema d’autore. Il grande scrittore Italo Calvino mise in luce alla perfezione, in una recensione dell’epoca, i pregi del film: l’attenta osservazione di costume, l’amaro sguardo da cronista della borghesia, lo scarno ritratto di una generazione segnata da acredine e solitudine, nel paesaggio urbano di una Torino livida e tra gli atelier di moda che mostrano i primi passi di quel Made in Italy che tanta fortuna avrà nel mondo. Ogni aspetto del reale, comincia a piegarsi sulla scorta di un analisi della modernità che continua a stupire per lucidità e preveggenza. Probabilmente è il film più adatto per ammirare anche la capacità di Antonioni di dirigere gli attori per farli interpreti della sua personalissima visione: la prova corale, soprattutto femminile, è semplicemente straordinaria.

In una livida Torino, il file segue le vicende intrecciate di quattro donne, tra amori difficoltosi, infedeltà coniugali, noia di vivere, speranze di riscatto attraverso il lavoro, battibecchi, vani desideri di fuga, solitudini e tendenze suicide.


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