Un capolavoro della commedia (nera) all’italiana
Mario Monicelli dirige un’irresistibile bomba a orologeria che deflagra in mezzo alla tavola imbandita per il Natale
Mario Monicelli ha passato un’intera carriera a colpire duro i pilastri sui quali dovrebbe reggersi il nostro vivere civile, per dimostrare quanto siano fragili e talvolta pericolosamente attratti dall’assurdo. È questa lucidità di sguardo che lo ha reso un gigante della cinematografia non solo italiana. A quasi ottant’anni, con Parenti serpenti affronta di petto un’altra delle nostre istituzioni più sacre: la famiglia. E a forza di ipocrisie, sotterfugi e bugie, il quadro che ne emerge è tutt’altro che confortante. Ma non per questo meno plausibile. Sostenuto da un gruppo di attori affiatatissimi, da una sceneggiatura cesellata con abilità, da un senso del ritmo puntualmente efficace, il film è una bomba a orologeria che merita ormai di entrare tra i classici della nostra commedia più nera.
Una coppia di anziani riunisce per le festività natalizie le famiglie dei quattro figli. Tutto scorre sereno fino all’annuncio dei due genitori: non vogliono più stare da soli, e di finire all’ospizio non se ne parla, quindi siano i figli a decidere chi di loro li ospiterà. Succede il finimondo.