ANONIMO VENEZIANO

ANONIMO VENEZIANO

Regia di

Enrico Maria Salerno

Anno

1970

Genere

Drammatico

Categoria

Cinema


sinossi

Il film che ha commosso e continua a commuovere milioni di spettatori in tutto il mondo

Anonimo veneziano è un film entrato nella storia. Le lacrime che il pubblico ha versato hanno battuto molti record. Lo strepitoso successo gli ha naturalmente aizzato contro le ire di certa critica, convinta di trovarsi davanti a un sentimentalismo melodrammatico spinto fino a conseguenze troppo estreme (tra parentesi, di diceva anche di Matarazzo, che ora è riconosciuto come un classico). Anche il brano musicale di Stelvio Cipriani, sontuoso e un po’ funesto (come Venezia, del resto), farà il giro del mondo, facendo al contempo storcere la bocca a svariati puristi. E se fosse che Anonimo veneziano è un film provocatorio per la sua estrema semplicità, la sua invidiabile efficacia, la sua raffinatezza visiva esibita come tale, il suo parlare di vita, di morte e di amore senza filosofeggiarci sopra? Enrico Mario Salerno, al suo esordio come regista, non riuscirà più a eguagliare l’impatto provocato da questo film. Segno che la ricetta non è affatto facile, e certe congiunture (ad esempio azzeccare così bene i due protagonisti) non si stabiliscono a tavolino.

Un musicista del teatro La Fenice di Venezia, affetto da un male incurabile, rivede la moglie da cui è separato e che nel frattempo si è legata a un altro uomo. Si accorgono che il loro amore non si è essiccato. Lui, prima di morire, riuscirà a dirigere il concerto che aveva sempre desiderato.

Il film che ha commosso e continua a commuovere milioni di spettatori in tutto il mondo

Anonimo veneziano è un film entrato nella storia. Le lacrime che il pubblico ha versato hanno battuto molti record. Lo strepitoso successo gli ha naturalmente aizzato contro le ire di certa critica, convinta di trovarsi davanti a un sentimentalismo melodrammatico spinto fino a conseguenze troppo estreme (tra parentesi, di diceva anche di Matarazzo, che ora è riconosciuto come un classico). Anche il brano musicale di Stelvio Cipriani, sontuoso e un po’ funesto (come Venezia, del resto), farà il giro del mondo, facendo al contempo storcere la bocca a svariati puristi. E se fosse che Anonimo veneziano è un film provocatorio per la sua estrema semplicità, la sua invidiabile efficacia, la sua raffinatezza visiva esibita come tale, il suo parlare di vita, di morte e di amore senza filosofeggiarci sopra? Enrico Mario Salerno, al suo esordio come regista, non riuscirà più a eguagliare l’impatto provocato da questo film. Segno che la ricetta non è affatto facile, e certe congiunture (ad esempio azzeccare così bene i due protagonisti) non si stabiliscono a tavolino.

Un musicista del teatro La Fenice di Venezia, affetto da un male incurabile, rivede la moglie da cui è separato e che nel frattempo si è legata a un altro uomo. Si accorgono che il loro amore non si è essiccato. Lui, prima di morire, riuscirà a dirigere il concerto che aveva sempre desiderato.


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