Il Gattopardo

Il Gattopardo

Regia di

Luchino Visconti

Anno

1963

Genere

Drammatico, Storico

Categoria

Cinema


sinossi

“Una delle più grandi esperienze visive della storia del cinema” (Martin Scorsese)

Uno dei capolavori indiscussi del cinema mondiale rivive grazie a un restauro che ne restituisce appieno la bellezza originale

Martin Scorsese, che con la sua Film Foundation è stato tra i maggiori artefici del restauro del film, ha definito Il Gattopardo “una delle più grandi esperienze visive della storia del cinema”. Luchino Visconti porta nel film una ineguagliabile fusione di arte, storia e pensiero. Il romanzo originario di Giuseppe Tomasi di Lampedusa diventa per il regista l’occasione di sviluppare la sua personalissima versione della recherche proustiana, attraversata da un fitto dedalo di luci e ombre, intrisa di realismo verghiano fatalista. Il Gattopardo è avviluppato da una coltre funebre: la frase forse più celebre del film, “perché tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi”, sembra vergata nel marmo di una lapide. E non solo suona come interpretazione storica di un paese succube di un trasformismo atavico e infrangibile, ma ha anche il sapore di una considerazione che trascende il momento e riecheggia un sentimento universale. Per citare ancora Martin Scorsese, Il Gattopardo è “uno stupefacente arazzo cinematografico in cui ogni gesto, ogni parola, la disposizione di ogni oggetto in ciascuna stanza richiama in vita un mondo perduto”.  Per tutti gli interpreti principali, si tratta del film che ha segnato in maniera indelebile la loro già gloriosa carriera. Fortemente voluto da Goffredo Lombardo, a dispetto di un impegno produttivo che rischiò di metterlo irreparabilmente in ginocchio, Il Gattopardo è l’emblema delle produzioni Titanus, dove l’arte e lo spettacolo si incontrano per raccontare la storia con un tratto indelebile.

Nel maggio 1860, dopo lo sbarco di Garibaldi a Marsala, Don Fabrizio assiste con distacco e con malinconia alla fine dell’aristocrazia siciliana e all’ascesa di una nuova classe sociale destinata a prendere in mano le redini del potere. Don Fabrizio, appartenente a una famiglia di antica nobiltà, come tutti gli anni si reca con la famiglia nella residenza estiva di Donnafugata. Il nuovo sindaco è Calogero Sedara, un borghese di umili origini e scarsa istruzione, un nuovo ricco capace di approfittare dei nuovi tempi per fare carriera politica. Tancredi, il nipote prediletto di Don Fabrizio, è destinato a sposare la figlia di Sedara, Angelica, bellissima e dotata di un notevole patrimonio.

Il restauro è stato promosso da Cineteca di Bologna, L’Immagine Ritrovata, Titanus, The Film Foundation, Pathé, Fondation Jérôme Seydoux-Pathé, Twentieth Century Fox e Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, con il sostegno di Gucci,The Film Foundation, Digital Picture Restoration e Colorworks.

“Una delle più grandi esperienze visive della storia del cinema” (Martin Scorsese)

Uno dei capolavori indiscussi del cinema mondiale rivive grazie a un restauro che ne restituisce appieno la bellezza originale

Martin Scorsese, che con la sua Film Foundation è stato tra i maggiori artefici del restauro del film, ha definito Il Gattopardo “una delle più grandi esperienze visive della storia del cinema”. Luchino Visconti porta nel film una ineguagliabile fusione di arte, storia e pensiero. Il romanzo originario di Giuseppe Tomasi di Lampedusa diventa per il regista l’occasione di sviluppare la sua personalissima versione della recherche proustiana, attraversata da un fitto dedalo di luci e ombre, intrisa di realismo verghiano fatalista. Il Gattopardo è avviluppato da una coltre funebre: la frase forse più celebre del film, “perché tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi”, sembra vergata nel marmo di una lapide. E non solo suona come interpretazione storica di un paese succube di un trasformismo atavico e infrangibile, ma ha anche il sapore di una considerazione che trascende il momento e riecheggia un sentimento universale. Per citare ancora Martin Scorsese, Il Gattopardo è “uno stupefacente arazzo cinematografico in cui ogni gesto, ogni parola, la disposizione di ogni oggetto in ciascuna stanza richiama in vita un mondo perduto”.  Per tutti gli interpreti principali, si tratta del film che ha segnato in maniera indelebile la loro già gloriosa carriera. Fortemente voluto da Goffredo Lombardo, a dispetto di un impegno produttivo che rischiò di metterlo irreparabilmente in ginocchio, Il Gattopardo è l’emblema delle produzioni Titanus, dove l’arte e lo spettacolo si incontrano per raccontare la storia con un tratto indelebile.

Nel maggio 1860, dopo lo sbarco di Garibaldi a Marsala, Don Fabrizio assiste con distacco e con malinconia alla fine dell’aristocrazia siciliana e all’ascesa di una nuova classe sociale destinata a prendere in mano le redini del potere. Don Fabrizio, appartenente a una famiglia di antica nobiltà, come tutti gli anni si reca con la famiglia nella residenza estiva di Donnafugata. Il nuovo sindaco è Calogero Sedara, un borghese di umili origini e scarsa istruzione, un nuovo ricco capace di approfittare dei nuovi tempi per fare carriera politica. Tancredi, il nipote prediletto di Don Fabrizio, è destinato a sposare la figlia di Sedara, Angelica, bellissima e dotata di un notevole patrimonio.

Il restauro è stato promosso da Cineteca di Bologna, L’Immagine Ritrovata, Titanus, The Film Foundation, Pathé, Fondation Jérôme Seydoux-Pathé, Twentieth Century Fox e Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, con il sostegno di Gucci,The Film Foundation, Digital Picture Restoration e Colorworks.


Il Gattopardo