Tenebre

Tenebre

Regia di

Dario Argento

Anno

1982

Genere

Thriller

Categoria

Cinema


sinossi

La più degna conclusione della grande tradizione del thriller italiano, per mano di colui che l’ha inventata

L’orrore di Dario Argento stavolta si consuma nel chiarore accecante, grazie alla straordinaria abilità visiva di Luciano Tovoli alla fotografia

Dopo aver sperimentato nuovi territori espressivi con le fortunate incursioni nel soprannaturale di Suspiria e Inferno, con Tenebre Dario Argento torna a frequentare il giallo disseminato di cadaveri, genere che lo aveva lanciato e che, grazie al suo magistero, aveva fatto faville in tutto il globo. Da un lato, il film può essere considerato una summa perfettamente matura di tutto quello che il thrilling italiano aveva disseminato nel decennio precedente. Dall’altro, Argento non può certo accontentarsi di rimestare nel déja-vu, e affronta la sfida inventando per il genere una nuova modernità: dove ti aspetteresti colori acidi e anfratti oscuri, ecco che invece l’orrore colpisce a sferzate nel chiarore accecante. Molte scene del film sono girate in piena luce, sia negli esterni (in buona parte girati nel quartiere Eur di Roma) sia nel chiuso di appartamenti ultramoderni dove a dominare è il bianco. Il direttore della fotografia Luciano Tovoli si dimostra anche in questa occasione uno degli artefici più preziosi del cinema italiano. Tenebre è la più degna conclusione possibile di un genere irripetibile.  

Un romanziere americano giunto a Roma per presentare il suo ultimo libro, si ritrova coinvolto in una serie di delitti ispirati proprio al suo romanzo. Lo scrittore inizia ad indagare e viene a sua volta colpito dal folle omicida. Ma nonostante l’assassino sia stato smascherato, i delitti continuano….

La più degna conclusione della grande tradizione del thriller italiano, per mano di colui che l’ha inventata

L’orrore di Dario Argento stavolta si consuma nel chiarore accecante, grazie alla straordinaria abilità visiva di Luciano Tovoli alla fotografia

Dopo aver sperimentato nuovi territori espressivi con le fortunate incursioni nel soprannaturale di Suspiria e Inferno, con Tenebre Dario Argento torna a frequentare il giallo disseminato di cadaveri, genere che lo aveva lanciato e che, grazie al suo magistero, aveva fatto faville in tutto il globo. Da un lato, il film può essere considerato una summa perfettamente matura di tutto quello che il thrilling italiano aveva disseminato nel decennio precedente. Dall’altro, Argento non può certo accontentarsi di rimestare nel déja-vu, e affronta la sfida inventando per il genere una nuova modernità: dove ti aspetteresti colori acidi e anfratti oscuri, ecco che invece l’orrore colpisce a sferzate nel chiarore accecante. Molte scene del film sono girate in piena luce, sia negli esterni (in buona parte girati nel quartiere Eur di Roma) sia nel chiuso di appartamenti ultramoderni dove a dominare è il bianco. Il direttore della fotografia Luciano Tovoli si dimostra anche in questa occasione uno degli artefici più preziosi del cinema italiano. Tenebre è la più degna conclusione possibile di un genere irripetibile.  

Un romanziere americano giunto a Roma per presentare il suo ultimo libro, si ritrova coinvolto in una serie di delitti ispirati proprio al suo romanzo. Lo scrittore inizia ad indagare e viene a sua volta colpito dal folle omicida. Ma nonostante l’assassino sia stato smascherato, i delitti continuano….


Tenebre